Battaglia per Tripoli, le vittime sono 147. Serraj: “800mila migranti pronti a invadere l’Italia”

Prosegue la battaglia di Tripoli

Tripoli, 15 Apr 2019 – “Fate presto”, il peggioramento della situazione in Libia potrebbe spingere “800mila migranti e libici a invadere l’Italia e l’Europa”. E in questo enorme numero di migranti ci sono anche criminali e soprattutto jihadisti legati all’Isis. Lo sostiene il premier libico Fayez al Serraj, in un’intervista all’inviato del Corriere della Sera a Tripoli, pubblicata sul sito del quotidiano. Serraj ringrazia inoltre l’Italia per la sua mediazione e per il suo sostegno per la pace in Libia.

“Khalifa Haftar non sta compiendo un’operazione anti-terrorismo, ma un colpo di Stato”: lo ha detto l’inviato speciale dell’Onu in Libia, Ghassan Salamè, al programma radiofonico R4 della Bbc.

Continua intanto a salire il numero delle vittime negli scontri attorno a Tripoli tra l’esercito del governo libico riconosciuto dall’Onu di Fayez Al Serraj e l’Esercito nazionale libico del maresciallo Khalifa Haftar: lo riferisce l’Oms, l’Organizzazione Mondiale della Sanità, secondo cui le vittime sono 147 e 614 i feriti.

Guidato dall’uomo forte della Cirenaica, l’Esercito nazionale libico ha sferrato dall’inizio di aprile una offensiva militare per conquistare Tripoli, dove ha sede il governo di Fayez Al Serraj, che resiste e passa alla controffensiva: “No a un cessate il fuoco, le forze di Haftar devono ritirarsi”.

L’Italia tenta una mediazione: nel pomeriggio il presidente del Consiglio, Conte, incontra a Roma il vicepremier libico, Ahmed Maitig, e il ministro degli Esteri del Qatar, Al Thani.

“Stiamo sempre seguendo l’evoluzione in Libia, oggi è una giornata molto impegnativa, siamo preoccupati, dobbiamo assolutamente scongiurare che possa proseguire questo conflitto armato. Abbiamo una precisa strategia, vogliamo una soluzione politica, farò di tutto perché tutti gli attori libici, ivi compresi gli esponenti della comunità internazionale, lavorino con noi per una soluzione pacifica”. Così il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, a Campobasso per un incontro sul Contratto istituzionale di sviluppo.

“In caso di una nuova guerra non avremmo migranti ma rifugiati. E i rifugiati si accolgono. Chi dice che pensa al possibile attacco in Libia per risolvere il problema dei migranti sta facendo un errore enorme”. Lo ha detto la ministra della Difesa, Elisabetta Trenta, a ‘Circo Massimo su Radio Capital, aggiungendo che “le conseguenze in termini di destabilizzazione ricadrebbero soprattutto sull’Italia”. Poi: “Il pericolo che possano aumentare gli sbarchi è assoluto, è vero. Dobbiamo portare l’Europa dalla nostra parte, va trovata una soluzione europea”.

Chiudere i porti “rappresenta una misura occasionale” e in Libia – un’emergenza che non può essere trattata “come un tema da campagna elettorale” – la soluzione non è né “l’uso della forza né un intervento militare”. Lo dice Luigi Di Maio, leader del Movimento Cinque Stelle e vice presidente del Consiglio, intervistato dal Corriere della Sera. “C’è una crisi in corso, è vero”, spiega il ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico, “Il governo la sta monitorando giorno dopo giorno. L’obiettivo è garantire la sicurezza del nostro Paese e dell’area, delle aziende italiane e dei nostri militari che svolgono un lavoro straordinario a sostegno della popolazione locale. Bisogna avere testa in questi momenti e lavorare con responsabilità. Quel che sta accadendo non è un gioco, non è Risiko in cui uno si diverte a fare il duro con l’altro. Le parole hanno un peso”.

“Attenti, state aprendo la strada a una mostruosità che produrrà una guerra civile tipo Siria di fronte all’Italia”. Questo il monito lanciato dal vice premier libico, Ahmed Maitig, che oggi sarà a Roma per discutere con il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, e il ministro degli Esteri, Enzo Moavero Milanesi, della crisi a Tripoli. In un’intervista a Repubblica, Maitig definisce l’offensiva militare lanciata dal generale Khalifa Haftar su Tripoli un “tradimento della legge internazionale, dell’Onu, che aveva qui il suo segretario generale Guterres mentre Haftar dava gli ordini di attacco”.

All’alba, cinque missili Grad sono caduti su un quartiere residenziale alle porte di Tripoli, Abu Salim, sulla strada per l’aeroporto della capitale libica. Lo ha riferito lo stesso sindaco del quartiere su Twitter. Secondo un portavoce, il bombardamento ha colpito diversi appartamenti e case e sono intervenuti i cittadini per estinguere i fuochi ma non ci sono state vittime. Il governo di al Serraj accusa l’Esercito nazionale libico di Haftar di lanciare missili anche contro le abitazioni di civili, ma le forze di Haftar si difendono sostenendo che sono in atto tentativi per delegittimare l’offensiva.

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