Guerra fratricida in Libia: asse Conte-Merkel, Parigi nega ambiguità.

prosegue la guerra fratricida in Libia

Roma, 13 Apr 2019 – La regia di Palazzo Chigi sul dossier e l’asse con Berlino per una soluzione politica della crisi. E’ su questi due binari che il governo italiano si sta muovendo sulla Libia. Sulla crisi in Nord Africa la posizione italiana si mantiene super-partes, puntando sulla capacità di interloquire con tutte le parti in causa. Ma l’emergenza libica incombe e il premier Giuseppe Conte convoca un vertice a Palazzo Chigi annunciando l’istituzione di una Gabinetto di crisi ad hoc attivo fino alla fine dell’emergenza per coordinare al meglio tutti i ministeri.

I confini della crisi libica vanno ben al di là di quelli geografici dello Stato africano e si inseriscono nello schema di alleanze che si cela ora dietro al premier Fayez Serraj, ora dietro al generale Khalifa Haftar. Secondo il Wall Street Journal, l’Arabia Saudita avrebbe promesso decine di milioni di dollari ad Haftar per proseguire la sua offensiva su Tripoli. E sul sostegno all’uomo forte della Cirenaica, in queste ore, è la Francia a finire nel mirino. Parigi ha infatti inizialmente bloccato la dichiarazione Ue per il cessate il fuoco in quanto conteneva un riferimento diretto ad Haftar. Oggi, invece, indiscrezioni pubblicate da Repubblica raccontavano che poco prima che partisse l’offensiva dell’Esercito nazionale libico su Tripoli, emissari del generale sarebbero volati a Parigi per avere il placet dell’Eliseo sull’attacco. Ipotesi, questa, che la Francia nega con forza. “Come i nostri partner, parliamo con tutte le parti del conflitto in Libia, al fine di ottenere un cessate il fuoco”, ha detto un portavoce del Quai d’Orsay. “Non siamo mai stati avvisati di un’offensiva su Tripoli, che abbiamo condannato fin dal suo inizio”, è la smentita del ministero degli Esteri francese.

Eppure, è con la cancelleria Angela Merkel che, nel pomeriggio, Conte ha un colloquio telefonico. Con Berlino, sin dall’inizio della crisi, l’Italia condivide una certa neutralità, nonché la convinzione che quella politica sia la sola soluzione percorribile. Certo, come ieri accennava lo stesso Conte, pesano le “influenze esterne”. Influenze che, in questi giorni, hanno anche infiammato la maggioranza giallo-verde, con il vicepremier Matteo Salvini pronto a lanciarsi in un’offensiva verbale contro Parigi. Migliaia a Tripoli contro il ‘traditore’ Haftar e la Francia “Haftar traditore”, “Francia giù le mani dalla Libia”. A Tripoli esplode la rabbia contro le forze del maresciallo che hanno scatenato l’offensiva a sorpresa contro la capitale libica, che secondo i migliaia che hanno gremito la centralissima piazza dei Martiri – l’ex piazza Verde del regime gheddafiano – è stata sostenuta da Parigi.

In un’altra giornata di guerra, gli aerei di Haftar hanno bombardato anche oggi diverse località libiche, prendendo di mira le milizie che difendono Tripoli dove è insediato il governo internazionalmente riconosciuto del premier Sarraj, e tentato l’assalto lungo la direttrice meridionale del fronte. Nella capitale, i manifestanti hanno intonato canti e slogan contro il maresciallo, ma anche contro Bengasi: “Vi abbiamo liberato da Gheddafi, ora tocca a voi fare la vostra parte”. Tante, tantissime le donne in piazza, accompagnate da altrettanti bambini. Tutti a sventolare il tricolore libico, sbeffeggiando Haftar, “un maiale” sulla bocca dei più.

Caccia militari anche oggi hanno solcato i cieli libici: per la prima volta i raid delle forze di Haftar hanno colpito l’area di Tajoura, a est, a metà strada tra Tripoli e Misurata. Ma anche Zuwara, a ovest, nei pressi del confine tunisino. L’Eni, che nell’area è impegnata a Mellitah, ha assicurato che “le attività proseguono regolarmente. Le azioni militari di cui si è parlato sono avvenute a più di 25 chilometri di distanza dalle strutture operative ed erano dirette ad una vecchia caserma delle milizie”.    Sulla linea del fronte nei pressi della capitale si è registrata invece una giornata di sostanziale calma. Ain Zara, il sobborgo a circa 15 km a sudest dal centro di Tripoli teatro nei giorni scorsi di furiose battaglie, è sotto il controllo delle forze governative. A ridosso della periferia ovest della cittadina, dove pure ci sono stati violenti combattimenti negli ultimi giorni, le milizie fedeli a Sarraj hanno disposto un checkpoint oltre il quale non si può passare. Ovunque mucchi di arenaria lungo la strada che vengono utilizzati come bastioni difensivi improvvisati. Mentre lungo la direttrice di Salahelddin, a ovest di Ain Zara, le forze governative sono attestate oltre la moschea di Khallet Alforjan. A quanto si apprende, i militari di Khalifa Haftar sarebbero posizionati circa 15 km a sud. L’esodo, intanto, continua: almeno 9.500 persone sono state costrette a fuggire dalle proprie case dall’inizio del conflitto armato a Tripoli e dintorni, secondo dati dell’Onu. Solo nelle ultime 24 ore, gli sfollati sono stati 3.500.

Le Nazioni Unite chiedono una “pausa umanitaria” nei combattimenti vicino a Tripoli, per facilitare la partenza dei civili e fornire assistenza a coloro che rimangono. Lo ha detto il portavoce dell’Onu, Stéphane Dujarric.  “I combattimenti continuano e c’è in realtà un aumento nell’uso dell’artiglieria pesante che può avere un impatto devastante, specialmente nelle aree urbane”, ha detto il portavoce dell’organizzazione, sottolineando che “i combattimenti impediscono alle persone di fuggire e vengono prese di mira anche squadre mediche e ambulanze, il che è assolutamente inaccettabile”.

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