Rubygate – Giallo sulla morte di Imane Fadil. Berlusconi: “Mai conosciuta”. I fatti lo smentiscono come al solito

morte per probabile avvelenamento da agenti radioativi_indagine per omicidio

Milano, 17 Mar 2019 – “Spiace che muoia sempre qualcuno di giovane. Non ho mai conosciuto questa persona e non le ho mai parlato” (ma i fatti evidenti come al solito lo smentiscono come anche riportato dal Fatto Quotidiano).

Lo ha detto il padrone di Forza Italia, Berlusconi, ha risposto oggi a Melfi (Potenza) a chi gli chiedeva un commento sulla morte di Imane Fadil, testimone nel processo cosiddetto Ruby. “Quello che ho letto delle sue dichiarazioni – ha aggiunto Berlusconi – mi ha fatto sempre pensare che fossero tutte cose inventate e assurde”.

È giallo intanto sulla morte di Imane Fadil – avvenuta il 1 marzo – che sarebbe stata provocata secondo alcune indiscrezioni giornalistiche da “un mix di sostanze radioattive”. Ma il Centro Antiveleni dell’Irccs Maugeri di Pavia, che si è occupato del caso, “non identifica radionuclidi e non effettua misure di radioattività”. E sottolinea che la consulenza tossicologia richiesta dalla clinica dove era ricoverata Fadil riguardava “il dosaggio dei metalli”. La precisazione arriva da Carlo Locatelli, direttore del Centro Antiveleni.

Da quanto si apprende, la donna è stata ricoverata all’Humanitas di Rozzano per una gravissima disfunzione del midollo osseo che aveva smesso di produrre globuli bianchi, rossi e piastrine. I medici, nel cercare le cause di questa grave aplasia midollare avevano anche pensato ad un tumore, poi escluso. Ora l’autopsia dovrebbe chiarire cosa abbia aggredito il midollo e poi gli organi vitali, portando, nel giro di un mese, alla morte.

Le indagini della Procura di Milano sul decesso della modella si stanno concentrando dunque sulla presenza di alcuni metalli nei campioni di sangue prelevati alla 34enne. Per stabilire le cause della morte bisognerà attendere gli esiti dell’autopsia in programma per mercoledì o giovedì. Comunque, i sintomi, come l’assenza di globuli bianchi che ha richiesto molte trasfusioni e il fegato compromesso, per i Pm sono “compatibili con un avvelenamento”.

Solo una decina di giorni prima di morire la modella, una delle testimoni chiave del processo sul caso Ruby, aveva rivelato ai medici dell’Humanitas, dove era ricoverata in gravi condizioni dal 29 gennaio, di temere di essere stata avvelenata. Il Procuratore di Milano ha annunciato che è stata aperta una indagine – dal giorno del decesso – per omicidio volontario. I pm intanto hanno ascoltato i medici dell’Humanitas è da quanto si è appreso, la 34enne è risultata negativa agli esami che le erano stati effettuati per capire se facesse uso di sostanze stupefacenti.

“Ci sembrava avesse avuto un crollo nervoso”. Così alcuni amici e le persone che nell’ultimo periodo le sono state più vicine raccontano di quanto stesse male Imane. Non potevano sapere, però, che quei forti dolori che la stavano consumando non erano dovuti ad una crisi di nervi o ad una problema psichico ma, come lei andava invece ripetendo, ad un avvelenamento.

Il sospetto di un disagio di tipo psicologico-depressivo alcuni dei suoi amici e conoscenti lo avevano attribuito anche al fatto che lei a metà gennaio scorso, due settimane prima di essere ricoverata, era stata estromessa come parte civile dal processo ‘Ruby ter’ a carico di Berlusconi e altri. Un processo, invece, nel quale lei si presentava a tutte le udienze ed anzi, ad ogni occasione, ribadiva che non sembrava esserci la volontà di farlo, perché non iniziava mai di fatto (è ancora alla fase delle questioni preliminari).

Il 14 gennaio Imane e le altre due super testimoni del Rubygate – Chiara Danese e Ambra Battilana – si erano viste escludere dal filone principale del processo che vede Silvio Berlusconi e altre 27 persone, tra cui la stessa giovane marocchina, indagati per corruzione in atti giudiziari e falsa testimonianza. Lasciando il Tribunale, la modella si era sfogata e aveva detto di “aver pagato più di tutti per aver detto la verità” su quelle feste osè. Una verità che aveva messo nero su bianco in un libro che era in procinto di pubblicare.

Tutti progetti che pochi giorni dopo sarebbero sfumati per sempre. Imane si è sentita male a casa di un amico con cui abitava negli ultimi giorni di gennaio e il 29 è stata ricoverata “in gravi condizioni” all’Humanitas di Rozzano. Con il passare dei giorni, però, non si è ripresa. “Era lucida, anche se molto sofferente”, ha detto il suo avvocato, Paolo Sevesi, che la è andata a trovare spesso in ospedale. Proprio lui e il fratello della modella, che nell’ultimo periodo aveva raccolto i suoi sfoghi, la scorsa settimana hanno deciso di andare in Procura a raccontare tutto. Dalla Humanitas, invece, per tutto il periodo del “calvario” della modella non sarebbe partita alcuna segnalazione alla magistratura.

La struttura ospedaliera ha fatto sapere che “al decesso della paziente, il 1 marzo scorso, l’autorità giudiziaria ha disposto il sequestro di tutta la documentazione clinica e della salma. Il 6 marzo, Humanitas ha avuto gli esiti tossicologici degli accertamenti richiesti, lo ha prontamente comunicato agli inquirenti”.

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