Brexit, la Camera dei Comuni boccia la richiesta di un referendum bis. Attesa per il voto sul rinvio

Niente brexit senza accordo con la UE

Londra, 14 Mar 2019 – La Camera dei Comuni britannica voterà stasera la mozione per chiedere all’Unione europea l’autorizzazione a uno slittamento della Brexit oltre la data prevista del 29 marzo, dopo che l’accordo fra Londra e Ue è stato respinto due volte dai deputati e che ieri è stato escluso che in qualsiasi circostanza sarà possibile una uscita senza accordo. La premier Theresa May ha anticipato la sua intenzione di riportare alla Camera dei comuni, per un terzo voto, in un giorno ancora da definire della prossima settimana, l’accordo sottoscritto con l’Ue.

Lo slittamento dell’uscita dalla Brexit potrà essere breve o più lungo, a seconda dell’esito del voto di questa sera.

Nel frattempo, la Camera dei Comuni ha bocciato in modo sonoro l’idea di tenere un secondo referendum sulla Brexit. I parlamentari hanno respinto, con 334 voti contrari e 85 favorevoli, l’emendamento presentato dalla ex Tory poi confluita nel Gruppo Indipendente, Sarah Wollaston, che proponeva di estendere l’articolo 50 del trattato di Lisbona (rinviando, così, la data di uscita del Regno Unito dalla Ue) per concedere tempo all’organizzazione di un secondo referendum. L’emendamento prevedeva che l’uscita del Regno Unito dall’Unione europea avrebbe dovuto essere posticipata “per il tempo necessario a legiferare ed effettuare un voto pubblico su un’uscita alle condizioni determinate dal Parlamento o sulla permanenza nell’Ue”. Il partito laburista non ha appoggiato l’emendamento e i suoi deputati si sono astenuti rimanendo in aula durante la votazione.

La Camera dei Comuni ha respinto anche di stretta misura, con 314 voti contro 311, un emendamento bipartisan alla mozione sul rinvio della Brexit che avrebbe imposto al governo May di limitare la richiesta all’Ue di slittamento al massimo fino al 30 giugno.

“Le conseguenze della Brexit sono innumerevoli e sono state ampiamente sottostimate nel Regno Unito, sia durante il referendum sia dopo” afferma il capo negoziatore dell’Ue Michel Barnier in un intervento a un’iniziativa del Comitato europeo delle Regioni a Bucarest. Barnier ha sottolineato che da parte sua “non c’è, non ci sarà mai, e non c’è mai stato un atteggiamento aggressivo, spirito di vendetta o di punizione” nella conduzione di questo negoziato, che ha carattere “straordinario”. Di fronte a questa “situazione di incertezza, se siamo lucidi e responsabili ci dobbiamo preparare a una Brexit senza accordo, perché il 29 marzo è vicino” aggiunge. L’estensione sarà al voto stasera, “non mi permetto di intervenire su questo, ma voglio dire che la situazione è grave e che bisogna prepararsi” allo scenario di un ‘no deal’.

Se il Parlamento britannico non avrà approvato un accordo sulla Brexit entro il 20 marzo, il governo darà al Parlamento l’opportunità di votare sulla via da seguire.

Il parlamento britannico affronta oggi “una scelta cruciale” sulla mozione presentata dal governo per il via libera alla richiesta all’Ue di un rinvio “breve” della Brexit e a un nuovo voto di ratifica sull’accordo raggiunto con Bruxelles da Theresa May. Lo ha detto ai comuni il vicepremier di fatto, David Lidington, precisando che, in caso di ‘no’ alla mozione, il governo “faciliterà” nelle prossime settimane la ricerca di “maggioranze diverse” in parlamento su ipotesi di accordo alternative a quella della premier.

Lidington ha peraltro messo in guardia i deputati dalle incognite di uno scenario totalmente nuovo e della richiesta di un rinvio prolungato, inevitabile a suo giudizio nell’eventualità di una bocciatura della mozione governativa odierna. Le possibilità sono due, ha avvertito: “O dare compimento al risultato del referendum (del 2016) garantendo alla gente e al business di questo paese le certezze che chiedono per far muovere in avanti la nazione; o entrare in un periodo di sostanziale incertezza per un periodo di tempo indefinito durante il quale il governo lavorerà con la camera per trovare una via d’uscita”, ma al prezzo di un inevitabile “danneggiamento della fiducia dell’opinione pubblica nella politica e nella nostra democrazia”.

Il numero due del governo May, in risposta alla domanda di un deputato Tory brexiteer, ha in ogni modo assicurato che la posizione contraria dell’esecutivo sull’opzione di un secondo referendum “resta invariata”. E che quindi il governo darà parere avverso a un emendamento ad hoc presentato oggi.

Lo Speaker della Camera dei Comuni John Bercow ha scelto quattro emendamenti che saranno sottoposti questa sera al voto dei deputati.

Uno di questi, quello proposto da Sarah Wollaston (h) impone al governo di richiedere all’Unione Europea una proroga dell’articolo 50 sufficiente a indire “un voto pubblico in cui il popolo potrà dare il proprio consenso a lasciare l’Unione Europea nei termini determinati dal Parlamento o a mantenere la propria appartenenza all’Unione Europea”.

Bercow ha invece escluso un emendamento di segno opposto che chiedeva di escludere esplicitamente un secondo referendum provocando la reazione furiosa di alcuni deputati conservatori.

Al momento tuttavia appare improbabile che la mozione Wollaston possa passare in quanto il partito Laburista non è orientato a votare a favore di un secondo referendum.

Il secondo emendamento, proposto da Hilary Benn (i), chiede che la seduta di mercoledì prossimo sia dedicata a un dibattito per permettere ai deputati di votare in via preliminare su alternative alla Brexit. A questo emendamento è aggiunto un altro emendamento che potrebbe cambiare la giornata in cui avere il dibattito.

l terzo emendamento proposto dal leader del partito Laburista Jeremy Corbyn propone che venga esteso l’articolo 50 in modo sufficiente da dare ai deputati tempo per trovare una maggioranza a favore di un approccio diverso alla Brexit.

Infine l’emendamento proposto da Chris Bryant (J) chiede che non venga permesso a Theresa May di riproporre per la terza volta lo stesso accordo già bocciato due volte dal parlamento.

I laburisti britannici voteranno a favore del rinvio della Brexit, ha dichiarato a Sky News il ministro ombra John McDonnell, secondo cui la premier Theresa May avrebbe dovuto in ogni caso chiedere il rinvio, visto che mancano 15 giorni alla scadenza. “Il governo non è neanche lontanamente in grado di fare passare in Parlamento la quantità di leggi necessarie”, ha argomentato. “May avrebbe dovuto venire oggi a chiedere un’estensione anche se il suo accordo fosse stato approvato”, ha concluso.

“Nelle mie consultazioni prima del Consiglio europeo, chiederò ai leader dell’Ue a 27 di essere aperta a una proroga lunga se il regno Unito lo ritiene necessario per ripensare la sua strategia Brexit e costruire un consenso attorno a questa”, ha detto il presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk in un tweet.

“È stato suggerito che le elezioni europee di maggio rappresentano un ‘ostacolo insuperabile’ a qualsiasi estensione della permanenza del Regno Unito nella Ue che vada oltre i 2-3 mesi. Questa è una presentazione troppo semplificata e in ultima analisi falsa della situazione”. Così l’avvocato generale della corte di giustizia europea Eleanor Sharpston, in un contributo personale sulle soluzioni possibili, nel caso di un’estensione lunga della permanenza del Regno Unito nell’Ue.

La questione dell’eventuale proroga dell’articolo 50 “è nelle mani dei 27 leader” europei, che “decideranno all’unanimità in base alla richiesta che ancora deve arrivare” da parte britannica. Lo ha sottolineato il portavoce della Commissione europea, Margaritis Schinas, nel corso del briefing con la stampa. Schinas non ha voluto commentare i termini e la durata dell’eventuale richiesta da parte di Londra. “Prima dobbiamo vedere una richiesta dal Regno Unito, poi sarà nelle mani dei 27 leader che decideranno”, ha detto.

Mentre Londra si dibatte per uscire dall’impasse sulla Brexit, il presidente americano, Donald Trump, ha celebrato il potenziale illimitato di un accordo futuro con il Regno Unito. “La mia amministrazione non vede l’ora di negoziare un accordo commerciale su larga scala con la Gran Bretagna. Il potenziale è illimitato!”, ha twittato di prima mattina l’inquilino della Casa Bianca.

Il presidente americano, Donald Trump, si è detto “sorpreso” di come siano andati male i negoziati sulla Brexit. Parlando dallo Studio Ovale, dove sta ospitando il primo ministro irlandese, il leader Usa ha dichiarato che il premier britannico Theresa May non gli “ha dato retta su come negoziare” l’uscita del Regno Unito dall’Unione europea.

Definendo la questione “molto complessa”, che “sta dividendo le nazioni”, Trump ha escluso che ci sia un secondo referendum sulla Brexit dopo quello del 23 giugno 2016 dall’esito shock: “Sarebbe ingiusto”. Lui preferirebbe che venga trovata una soluzione e ha detto di volere un accordo commerciale con la nazione d’Oltremanica. Trump si aspetta di visitare l’Irlanda quest’anno.

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