Confindustria Sardegna – Un governo responsabile per salvare la filiera casearia della Sardegna: fermare il clima di violenza e minacce

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Cagliari, 11 Feb 2019 – Siamo solidali con chi protesta e manifesta in maniera civile e legale, per segnalare problemi che è giusto affrontare e risolvere. Il tavolo di confronto tra le parti non può però svolgersi in questo clima.

Le aziende sono fortemente minacciate ed assediate in un clima che diviene sempre più incontrollato, con crescenti violazioni, ricatti e minacce che mirano, superando ogni limite tollerabile di legalità, a terrorizzare gli imprenditori, i lavoratori, i trasportatori e gli stessi allevatori che non aderiscono alla protesta.

Non sono accettabili e giustificabili le incursioni, i danneggiamenti, i vandalismi, i blocchi di questi giorni e di queste ore a danno delle imprese dei nostri territori.

Le Aziende casearie sarde aderenti a Confindustria che rappresentano una componente della produzione, dell’occupazione e dell’esportazione isolana e che contribuiscono alla valorizzazione di una filiera produttiva determinante per la tenuta economica e sociale della Sardegna, chiedono al Governo Nazionale e Regionale di porre in campo un’azione forte e coordinata di governo che, evitando qualsivoglia strumentalizzazione o opportunismo di parte, miri a riportare con estrema urgenza sicurezza e sblocco operativo con percorsi condivisi e partecipati di attenuazione delle evidenti criticità e, al contempo, con l’impostazione di soluzioni programmatiche strutturali che evitino il riproporsi del fenomeno.

I caseifici privati stanno cercando in queste ore il massimo coordinamento con il comparto della cooperazione per individuare proposte percorribili e compatibili con le quotazioni di un medesimo mercato da cui strettamente dipende la sostenibilità e, quindi, l’equilibrio economico di aziende che, se entrassero in crisi, comprometterebbero tutta l’economia sarda e gli attori del comparto. E’ certamente interesse primario e collettivo tutelare e salvaguardare gli allevatori, che costituiscono una componente fondamentale ed imprescindibile della filiera e su cui gravano oggettive difficoltà talora drammatiche. Ma è interesse di tutti anche non pregiudicare la sopravvivenza stessa delle aziende di trasformazione e la loro continuità produttiva, proprio in questa fase di crisi. Per superare la situazione contingente gli industriali privati e della cooperazione possono, se viene ripristinata una condizione generale di sicurezza ed equilibrio, ricercare meccanismi di remunerazione della materia prima raccordati e differenziati rispetto alle produzioni. Tenendo sempre presente che le aziende nel 2018 hanno remunerato il latte ad un prezzo fuori mercato (85 centesimi) con il risultato di avere magazzini pieni di invenduto e con quotazioni nel contempo ridottesi di oltre il 30%.

Ma è indispensabile che le parti e le rappresentanze in causa diano massima garanzia sulla sicurezza rigettando ogni azione violenta o intimidatoria, gravissima e assolutamente inaccettabile per un confronto che miri a risolvere realmente i problemi. Al riguardo si chiede anche la massima vigilanza ed attenzione da parte delle istituzioni chiamate a tutelare i lavoratori, gli impianti, le attrezzature e i mezzi delle imprese.

Si auspica che l’Esecutivo nazionale e regionale vogliano costruire insieme agli attori del comparto soluzioni innovative che, nelle more di una riprogrammazione complessiva del comparto caseario sardo, possano per un periodo transitorio di tre/cinque anni consentire in presenza di crisi come l’attuale interventi di remunerazione integrativa compensativa per gli allevatori. Ciò sarebbe certamente coerente con l’assoluta peculiarità europea del mondo pastorale e delle produzioni casearie sarde e con l’obiettivo di consolidare e rilanciare un settore strategico per l’economia sarda e nazionale. Com

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