I 49 migranti toccano terra a Malta dopo 18 giorni in mare sulle navi delle Ong

migranti sbarcati a Malta e distribuiti in otto paesi

Cagliari, 9 Gen 2019 – Toccano terra dopo 18 giorni in mare. I 49 migranti sono arrivati al porto di Hay Wharf a bordo di 3 motovedette della marina militare maltese. Secondo il quotidiano Times of Malta uomini, donne e bambini, rimasti a bordo delle navi umanitarie sono apparsi stanchi ma felici. Dal porto, con le camionette della polizia sono subito ripartiti per andare in ospedale dove verranno sottoposti a uno screening sanitario, prima di poter essere trasferiti a Marsa, dove si trova il centro di prima accoglienza. Il primo passo, per poi essere smistati nei paesi europei in base all’accordo raggiunto oggi dagli otto degli stati membri, della UE, tra cui l’Italia.

Oggi la svolta nella vicenda dei 49 migranti da settimane a bordo delle navi ong Sea Watch e Sea Eye al largo delle coste maltesi. “Lo sbarco è questione di ore”, aveva detto stamane in conferenza stampa il primo ministro di Malta, Joseph Muscat.

Il premier maltese Muscat ha spiegato che si è giunti al via libera grazie a un accordo europeo sui migranti delle navi delle ong Sea Watch e Sea Eye. Malta trasferirà sulle proprie navi i migranti che saranno redistribuiti tra otto Paesi Ue, tra cui l’Italia.

Gli 8 Paesi che contribuiranno al ricollocamento dei migranti a bordo della Sea Watch sono, secondo quanto riferito da Muscat, “Germania, Francia, Portogallo, Irlanda, Romania, Lussemburgo, Olanda e Italia”. “In segno di buona volontà da parte di coloro che hanno riconosciuto le missioni di salvataggio effettuate da Malta nei giorni scorsi – ha aggiunto Muscat -, altri 131 migranti già a Malta saranno trasferiti in altri Stati membri”. “Accogliamo con favore questa dimostrazione di solidarietà – ha concluso il premier maltese – a riconoscimento del fatto che Malta ha fatto molto di più di ciò che gli spettava”. In Italia dovrebbero arrivare una ventina di migranti.

“Sono molto lieto che i nostri sforzi alla fine” abbiano dati frutti e “tutte le persone” a bordo delle navi Sea Watch 3 e Sea Eye “stanno sbarcando ora. Lodo Malta, il più piccolo Stato europeo, che ha espresso la solidarietà più grande: capisco quanto sia difficile per un’isola così piccola gestire una situazione simile. Germania, Francia, Portogallo, Malta, Lussemburgo, Olanda, Italia, Romania e Irlanda hanno tutti mostrato solidarietà nel modo più concreto”. Lo ha detto il commissario europeo alle Migrazioni Dimitris Avramopoulos, a Bruxelles.

Da Varsavia, il ministro dell’Interno italiano, Matteo Salvini, ha commentato in questo modo: “L’Europa si propone di accogliere altri immigrati cedendo ai ricatti di scafisti e ong e questo rischia di diventare un enorme problema”. Salvini ha parlato in una conferenza stampa con il collega Joachim Brudzinski. “Sono e rimarrò assolutamente contrario a nuovi arrivi in Italia. E continuo a lavorare per espellere i troppi clandestini già presenti sul nostro territorio. Cedere alle pressioni e alle minacce dell’Europa e delle Ong è un segnale di debolezza che gli italiani non meritano” ha infine dichiarato il ministro dell’Interno italiano.

A margine di un incontro con gli imprenditori italiani a Varsavia, Salvini ha dichiarato: “Migranti anche in Italia? Io non autorizzo niente, vediamo se arrivano. Non sono stato consultato. Se ci deve essere una condivisione nel governo ci deve essere prima di prendere le decisioni”.

La dichiarazione del premier maltese è giunta dopo un vertice bilaterale Malta- Libia che si è svolto stamane nel palazzo del primo ministro maltese, nel centro del La Valletta, per affrontare la delicata situazione dei migranti. Presenti il primo ministro di Malta Joseph Muscat e il primo ministro libico Fayez al-Sarraj. L’incontro tra Muscat e Sarraj – sottolineano i media maltesi – è stato il primo dopo quello in occasione della Conferenza sulla Libia organizzata a Palermo a novembre.

Il premier maltese Muscat ha detto che occorre “trovare una soluzione per combattere trafficanti di esseri umani, garantire la sicurezza dei paesi del Mediterraneo e parlare di come i migranti vengono trattati in Libia. Il leader libico Serraj ha ribattuto: “Disponibili ma il nostro paese soffre di instabilità”.

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