Manovra, il governo pone la questione di fiducia alla Camera

Foto interno camera deputati

Roma, 7 Dic 2018 – Il governo ha posto la questione di fiducia alla Camera sul testo di un maxiemendamento alla legge di bilancio che include le modifiche approvate nel pomeriggio in commissione Bilancio. La richiesta è stata annunciata in Aula dal ministro per i rapporti con il Parlamento, Riccardo Fraccaro.

Il voto di fiducia dovrebbe concludersi domani sera intorno alle 20 mentre il voto finale potrebbe arrivare sabato in giornata. È quanto emerso dalla riunione dei capigruppo che non hanno trovato un’intesa per limitare i tempi dell’esame di Montecitorio.

La seduta inizierà domani alle 17.30 con le dichiarazioni di voto, la prima chiama per il voto di fiducia è prevista alle 18.50 e la conclusione del voto alle 20.15. Poi seguirà l’esame sugli articoli dal 2 al 19, le tabelle allegate alla legge, e le relative votazioni che saranno 40. A seguire, l’esame degli ordini del giorno che, allo stato attuale, sono 297. Si dovrà tenere un Consiglio dei ministri tecnico per l’approvazione della nota di variazione che sarà successivamente votata in commissione e in Aula. Infine, il voto finale, ultimo atto prima dell’invio della manovra al Senato.

La seduta di domani è prevista dalle 17.30 alle 24 per poi riprendere sabato mattina. Con ogni probabilità, visto l’alto numero di Odg, il voto finale si terrà sabato.

Il testo della manovra è stato oggetto oggi di modifiche da parte del Bilancio, poiché alcune disposizioni presentavano profili problematici dal punto di vista della copertura finanziaria. Non solo: ritoccata l’ecotassa per le vetture inquinanti, dopo le tensioni nella maggioranza con l’alt di Matteo Salvini: “Tutelare l’ambiente, ma senza imporre nuove tasse”, ha detto il vicepremier e ministro dell’Interno intervenendo al forum Ansa e sottolineando: “Con me, con il sostegno della Lega, non passerà mai”. Sull’imposta crescente – dai 150 ai 3.000 euro – se si immatricolerà un’auto nuova con emissioni superiori ai 110 g/km, c’è stata la ribellione del settore.

Secondo la proposta di modifica – approvata in commissione Bilancio – sarà dato un incentivo – da 6.000 a 1.500 euro – per i veicoli con emissioni tra 0 e 90 g/km di CO2. La Lega però si dice pronta a modificarla al Senato. “Pur condividendo il fatto che vada incentivato l’acquisto di auto elettriche, siamo contrari a un aggravio di costi per chi acquista auto di normale dotazione. Pertanto cambieremo la norma al Senato”, ha detto Massimiliano Romeo, capogruppo della Lega a Palazzo Madama. Ma il sottosegretario all’Economia M5s, Laura Castelli va all’attacco: “La volontà del governo è quella di tenerla. Sta nel contratto di governo”, dice parlando in commissione Bilancio della Camera. “Le persone meno abbienti non sono colpite – ha chiarito – c’è stato un dibattito mediatico, ma penso che la norma non sia stata letta in maniera approfondita. Non colpisce né chi ha un’auto vecchia né chi acquista un’utilitaria sotto una certa cilindrata”.

Nel pomeriggio il vertice di governo a Palazzo Chigi tra Conte, Salvini e Di Maio.

“È stato un vertice nel quale abbiamo affrontato alcune questioni da portare nella legge di bilancio al Senato: come sapete c’è in corso una trattativa con l’Europa per portare a casa la manovra, non tradire i cittadini, non tradire le promesse ed evitare la procedura di infrazione”. Così il vicepremier Luigi Di Maio al termine della riunione.

“Il taglio delle pensioni d’oro entrerà nella legge di bilancio al Senato, la settimana prossima. Passiamo dal 25% al 40% di tagli sulle pensioni d’oro” annuncia quindi Di Maio.

“Sono molto ottimista perché abbiamo appostato molti soldi su quota 100 e reddito di cittadinanza ma le relazioni dei tecnici ci stanno indicando che potrebbe servire meno soldi per la stessa platea. I tempi restano confermati: a febbraio pensioni minime a 780 euro, parte quota 100 per coloro che non potevano andare in pensione a causa della Fornero, a marzo si parte con il reddito di cittadinanza” spiega il vicepremier.

“L’ecotassa è dentro la legge di bilancio in questo momento, è un bonus per le macchine elettriche, a metano e ibride. Vogliamo dare la possibilità agli italiani di tornare a respirare. Incontrerò le associazioni dei costruttori e i sindacati per migliorare quella norma, ma non c’è nessuno scontro” dice Di Maio.

“Il debito lo vogliamo abbassare, questa è una manovra per abbassare il debito grazie ai soldi per gli investimenti che riguarderanno soprattutto le strade e il dissesto idrogeologico. L’Europa vuole una manovra che abbassi il più possibile il debito pubblico e il debito non si abbassa con l’austerity. Dobbiamo aumentare gli investimenti e il potere d’acquisto. 2,4%? Io non sono affezionato al numero ma pretendo il rispetto delle norme che riteniamo fondamentali” afferma il vicepremier.

“Faremo un taglio graduale all’editoria, nostra grande battaglia. Si farà un primo taglio del 25% nel 2019 di fondi per l’editoria, il 50% nel 2020 e il 75% nel 2021. Fino a che nel 2022 non ci saranno più fondi per l’editoria, in modo tale che tutti i giornali possano stare sul mercato e non godere più di concorrenza sleale da alcuni giornali che prendono invece soldi pubblici” conclude. L’emendamento sarà presentato “al Senato”.

M5S e Lega sono impegnati nella ricerca di un’intesa politica sugli emendamenti alla manovra. A questo è servito il vertice a palazzo Chigi con il premier Giuseppe Conte. Proprio perché lo scopo della riunione era trovare un accordo di tipo politico, all’incontro non ha partecipato il ministro dell’Economia, Giovanni Tria, che – spiegano fonti del Mef – sarà coinvolto nel momento in cui bisognerà tradurre l’intesa in emendamenti alla manovra.

Al momento, tuttavia, un accordo non sembra ancora vicino. Anche sul taglio del deficit, necessario per andare incontro alle richieste della Ue e scongiurare la procedura di infrazione, non sembra essere vicina una soluzione. Lo stesso Tria oggi è stato a palazzo Chigi per una lunga riunione con Conte intorno all’ora di pranzo.

Ma i conti ancora non tornano. Non solo perché Luigi Di Maio e Matteo Salvini hanno detto “no” a far slittare a giugno le misure più costose, reddito di cittadinanza e “quota 100”. Ma anche perché vogliono ‘investire’ su nuove, costose, misure, come il saldo e stralcio delle cartelle di Equitalia.

Non emerge ancora, nella riscrittura della manovra, la correzione attesa dall’Europa per evitare all’Italia una dolorosa procedura d’infrazione. Il deficit calerà. Di quanto e come, non è dato sapere, neanche al termine dell’ennesimo vertice di governo sulla legge di bilancio. Giuseppe Conte punta a convincere Bruxelles con poco più di 7 miliardi di tagli per portare il deficit dal 2,4% al 2%. Ma l’Ue in partenza chiede uno sforzo da 16 miliardi per far calare il deficit strutturale: per un’intesa, secondo alcune fonti, serve di più. È “complicato” il negoziato, ammette il presidente del Consiglio. Ma, aggiunge, “non impossibile”.

Se confermato, l’incontro del premier con Juncker di martedì sera o mercoledì a Strasburgo sarà probabilmente interlocutorio perché, spiegano fonti italiane, la Commissione chiede al governo italiano cifre precise, messe nero su bianco e votate dal Parlamento. Due gli step con cui, entro il 19 dicembre, i giallo-verdi possono provare a evitare la bocciatura: un nuovo Documento programmatico di bilancio (da votare entro il 13 in Cdm e portare alle Camere), che riveda i saldi della manovra abbassando deficit e debito nel prossimo triennio; un voto del Senato su un “superemendamento” che cambi i connotati della manovra, siglando l’impegno della maggioranza in Parlamento a rientrare nei binari delle regole europee.

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