Censis, italiani pessimisti e rancorosi: per 6 su 10 l’immigrazione è un male

Migranti_italiani cattivi e intolleranti

Roma, 7 Dic 2018 – Il 63% degli italiani vede in modo negativo l’immigrazione da Paesi non comunitari (contro una media Ue del 52%) e il 45% anche da quelli comunitari (rispetto al 29% medio). I più ostili verso gli extracomunitari sono gli italiani più fragili: il 71% di chi ha più di 55 anni e il 78% dei disoccupati, mentre il dato scende al 23% tra gli imprenditori. E’ la fotografia scattata dal Censis nel suo Rapporto annuale sulla situazione sociale del Paese. Il 58% degli italiani pensa che gli immigrati sottraggano posti di lavoro ai nostri connazionali, il 63% che rappresentano un peso per il nostro sistema di welfare e solo il 37% sottolinea il loro impatto favorevole sull’economia. Per il 75% l’immigrazione aumenta il rischio di criminalità. Cosa attendersi per il futuro? Il 59,3% degli italiani è convinto che tra dieci anni nel nostro Paese non ci sarà un buon livello di integrazione tra etnie e culture diverse.

“Le radici sociali di un sovranismo psichico: dopo il rancore, la cattiveria. La delusione per lo sfiorire della ripresa e per l’atteso cambiamento miracoloso ha incattivito gli italiani. Ecco perché si sono mostrati pronti ad alzare l’asticella. Si sono resi disponibili a compiere un salto rischioso e dall’esito incerto, un funambolico camminare sul ciglio di un fossato che mai prima d’ora si era visto da così vicino, se la scommessa era poi quella di spiccare il volo”. E’ la fotografia scattata dal Censis.

E non importa se si rendeva necessario forzare gli schemi politico-istituzionali e spezzare la continuità nella gestione delle finanze pubbliche. È stata quasi una ricerca programmatica del trauma, nel silenzio arrendevole delle élite, purché l’altrove vincesse sull’attuale. È una reazione pre-politica con profonde radici sociali, che alimentano una sorta di sovranismo psichico, prima ancora che politico.

Nel 2017 il 12,4% degli occupati nella classe d’età 20-29 anni era a rischio povertà. Si tratta di circa 330.000 persone, in crescita rispetto al 2016 di circa 10.000 unità. L’incidenza del rischio risulta più accentuata tra gli occupati che svolgono un lavoro in forma autonoma o indipendente (18,1%), rispetto a chi lavora alle dipendenze (11,2%).  Il rischio di povertà tra le persone con meno di 14 anni aumenta di quasi 5 punti percentuali, passando dal 20,4% al 25,1%.  Fra i 15 e i 24 anni si osserva una incidenza ancora maggiore, con un incremento in termini percentuali di quasi 6 punti: un giovane su quattro è a rischio povertà, condizione questa che si riduce fra gli individui nella classe d’età 25-34 anni (poco sopra il 20%) e soprattutto tra gli anziani con almeno 65 anni (17,1%). E’ quanto emerge dai dati del 52° Rapporto Censis sulla situazione sociale del Paese. Sono 163.000 nella classe d’età 25-34 anni i sottoccupati (il 4% degli occupati), pari al 23,5% dei sottoccupati complessivi. E gli occupati in part time involontario sono 16 su 100 giovani occupati di 25-34 anni, ovvero 675.000 persone (il 24,3% di tutti gli occupati con part time involontario).

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