Per il furto delle provette dai locali del parco genetico dell’Ogliastra a Perdasdefogu indagati 21 persone.

carabinieri compagnia Lanusei

Nuoro, 13 Giu 2018 – Nei giorni scorsi la Procura della Repubblica di Lanusei, nell’ambito dell’attività investigativa scaturita dal furto delle provette dai locali del parco genetico dell’Ogliastra, a Perdasdefogu, ha emesso l’avviso di conclusione delle indagini nei confronti di 21 persone indagate a vario titolo per i reati di furto, peculato, falsità materiale commessa dal p.u. in atti pubblici, nonché illecita trattazione dei dati sensibili.

Dal pomeriggio dell’11 giugno 2018, i militari del N.o.r.m. della compagnia cc di Jerzu (Nu), con la collaborazione dei colleghi delle Stazioni cc competenti per territorio, nell’ambito dell’indagine denominata “Genomics Park”, stanno procedendo alla notifica dell’avviso agli indagati ed ai difensori della conclusione delle indagini preliminari.

L’attività investigativa iniziata nell’agosto del 2016, immediatamente dopo la denuncia di furto da parte di una dipendente di Genos, ha permesso agli inquirenti, il 14 settembre 2016, di rinvenire quanto trafugato presso i laboratori della clinica oculistica della A.o.u. di Cagliari – presidio del San Giovanni Di Dio. A causa della complessità del caso, dovuto soprattutto alle pregresse vicende giudiziarie delle società che vantavano diritti di possesso sul prezioso materiale biologico, nonché alla complessità della materia trattata in ordine alla tutela dei dati sensibili, la Procura di Lanusei ha disposto il sequestro dei locali del parco Gen.O.S. Cons. A.R.L. e di alcuni uffici della ex Shar.Dna di Pula, entrambi contenenti materiale documentale ed informatico.

Nel corso dei primi accertamenti, i carabinieri del N.o.r.m. della compagnia di Jerzu avevano segnalato all’autorità giudiziaria 61 persone ritenute responsabili a vario titolo dei predetti reati. Per 40 di essi la posizione penale è stata successivamente archiviata per sopraggiunta prescrizione dei reati, dovuta alla decorrenza dei termini dalla loro commissione.

Le condotte illecite ravvisate sono differenti per i 21 indagati.

Infatti, dovrà rispondere del reato di furto il prof. Mario Pirastu, poiché in concorso con una sua collaboratrice, Simona Vaccargiu, si sarebbero impossessati delle provette contenenti materiale biologico, sottraendole dalla struttura del parco genetico dell’Ogliastra, e dei reati previsti agli artt. 167, 169 c.1 e 170 del decreto legislativo nr. 196 del 30.06.2003, commessi in qualità di presidente del consiglio di amministrazione di Genos dal 19.05.2000 al 20.06.2011 e di consigliere di Shardna dal 20.09.2000 al 09.12.2009, per aver autorizzato il trattamento di dati ottenuti illecitamente dai comuni che avevano partecipato alla ricerca, a lungo conservati presso la sede di Gen.o.s. per la realizzazione di un database genealogico della popolazione, in seguito trasferiti ad altre società di privati (Shar.dna prima e Tiziana Life Sciences dopo l’acquisizione della fallita Shar.dna) e non aver adottato presso la sede della società Gen.o.s. c. A.r.l. idonee cautele per la sicurezza e la custodia dei dati genetici raccolti.

Il Prof. Maurizio Fossarello Primario Presso La Clinica Oculistica A.O.U. – Presidio del San Giovanni Di Dio di Cagliari, dovrà rispondere del reato di peculato, per aver concesso degli ambienti della clinica oculistica da adibire a laboratorio, a titolo di amicizia e in assenza di una convenzione specifica tra l’azienda ospedaliera universitaria ed il C.n.r., a uso e consumo del prof. Pirastu.

I presidenti e consiglieri del consiglio di amministrazione della società Genos (Valter Vittorio Mura, Maurizio Caddeo, Francop Tegas, Mariano Carta, Piergiorgio Lorrai, Ercole Periono) sono indagati per aver illecitamente trattato dati personali, avendo omesso di adottare le misure minime previste dall’art. 33 del d.lgs 196/2003 e di osservare i provvedimenti del garante di cui al punto 4.3 dell’autorizzazione n. 8/2014. In particolare, autorizzavano il trattamento di dati ottenuti illecitamente dai comuni che avevano partecipato alla ricerca, a lungo conservati presso la sede di Gen.o.s. per la realizzazione di un database genealogico della popolazione, in seguito trasferiti ad altre società di privati (Shar.dna prima e Tiziana Life Sciences dopo l’acquisizione della fallita Shar.dna). Presso la sede della società Gen.o.s. non adottavano idonee cautele per la sicurezza e la custodia dei dati genetici e per aver omesso di adottare le misure minime previste dall’art. 33 del d.lgs 196/2003.

L’amministratore unico di Longevia dal 5.07.2016, dott. Tiziano Lazzaretti, è iscritto nel registro degli indagati per aver omesso di effettuare la prescritta notificazione al garante della privacy ed aver trattato dati personali consistenti in un database contenente dati genealogici e clinici della popolazione, comprensivo anche di persone che non avevano prestato alcun consenso.

I presidenti ed i consiglieri della Shar.dna (Barbara Angelini, Alessandro Longo, Gianluca Roberto Santoro, Maurizia Squinzi, Mario Valsecchi, Gian Luigi Galletta), sono indagati solamente per i reati previsti dagli artt. 167 e 170 del decreto legislativo nr. 196 del 30.06.2003.

A seguito degli accertamenti scaturiti dai sequestri dello scorso 29 gennaio 2018 presso l’Uos Irgb di Sassari e la sede del C.n.r. in Roma, sono stati iscritti nel registro degli indagati anche i presidenti pro tempore del C.n.r. dal 2011 ad oggi (Luciano Maiani, Francesco Profumo e Massimo Inguscio) e il direttore dell’Irgb del Cnr di Cagliari (Francesco Cucca) per aver, in qualità della carica ricoperta, illecitamente trattato dati personali, consistenti in un database contenente dati genealogici e clinici della popolazione, comprensivo anche di persone che non avevano prestato alcun consenso.

Infine, Renato Macciotta, curatore fallimentare della società Shar.dna, a seguito dell’esame della documentazione sequestrata, è stato iscritto tra gli indagati per falsità materiale commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici) e omessa denuncia di reato da parte di un Pubblico Ufficiale.

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