Istat: i datori di lavoro si mangiano le agevolazioni fiscali solo con contratti a termine e niente a tempo indeterminato. Mai come ora: al top dal ’92

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Roma, 7 Dic 2017 – Il tasso di disoccupazione nel terzo trimestre rimane stabile all’11,2% rispetto al trimestre precedente e diminuisce di 0,4 punti in confronto a un anno prima. Lo rileva l’Istat sottolineando che nei dati di ottobre 2017, in termini congiunturali, i tassi di disoccupazione e di inattività 15-64 anni rimangono stabili.

Nel confronto tendenziale si accentua la riduzione degli inattivi di 15-64 anni (-300 mila in un anno) e del corrispondente tasso di inattività (-0,6 punti). La diminuzione dell’indicatore è diffusa per territorio, riguarda entrambi i generi, di più gli over 50, e coinvolge soprattutto quanti vogliono lavorare (le forze di lavoro potenziali). Le variazioni degli stock sottintendono significativi cambiamenti nella condizione delle persone nel mercato del lavoro, misurati dai dati di flusso a distanza di dodici mesi.

Nel complesso si assiste a un maggiore ingresso nell’occupazione dei disoccupati, soprattutto tra i giovani, di individui con elevato livello di istruzione, e tra i residenti nel Nord. Crescono anche le transizioni dallo stato di inattività verso la disoccupazione, soprattutto per le forze di lavoro potenziali; tra gli scoraggiati l’aumento delle transizione è anche verso l’occupazione.

Dal lato delle imprese si confermano i segnali di crescita congiunturale della domanda di lavoro, con un aumento delle posizioni lavorative dipendenti pari all’1% sul trimestre precedente, sintesi della crescita sia dell’industria sia dei servizi. Del medesimo segno sono le variazioni delle ore lavorate per dipendente, che crescono rispetto al trimestre precedente (+0,4%) e su base annua (+0,1%), mentre continua la flessione del ricorso alla Cassa integrazione. Proseguono, inoltre, i segnali di crescita nel tasso dei posti vacanti, che aumenta di 0,1 punti percentuali sul trimestre precedente. In termini congiunturali si registra un aumento dello 0,3% delle retribuzioni e dello 0,7% degli oneri sociali e, quale loro sintesi, una crescita dello 0,4% del costo del lavoro.

Prosegue il boom degli occupati a termine anche nel terzo trimestre dell’anno – rileva l’Istat – spiegando che nel periodo in esame i dipendenti a termine sono quasi 2,8 milioni (2,784 milioni), al top dall’inizio della serie iniziata nel quarto trimestre del 1992. Nel terzo trimestre salgono del 3,9% rispetto al trimestre precedente, e del 13,4% rispetto allo stesso trimestre del 2016.

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