Legge elettorale, accordo resta in salita

Il rush finale per definire la nuova legge elettorale continua a creare tensioni dentro le principali forze politiche e pone una sfida alla compattezza dell’esecutivo. Il Pd ha ritirato quasi tutti gli emendamenti alla legge elettorale, lasciandone in piedi tre, la soglia al 38%, la delega al governo per le tabelle e le primarie, su cui Renzi e Berlusconi potrebbero tornare a confrontarsi. In mattinata è fissato il termine per i subemendamenti al testo e a seguire ci sarà la riunione in sede referente per l’inizio delle votazioni in commissione Affari Costituzionali alla Camera. In un primo tempo, la riunione era in programma per lunedì sera.

Si era diffusa la notizia che Forza Italia sarebbe stata disponibile ad alzare al 38 per cento la soglia per accedere al premio di maggioranza, mentre nessun cambio di posizione ci sarebbe stato sulla soglia d’accesso al 5%. Sarebbe stato questo, secondo fonti parlamentari, l’esito dell’incontro tra Matteo Renzi e Denis Verdini, ma lo stesso coordinatore di FI ha smentito: “In relazione ad alcune ricostruzioni giornalistiche, preciso che è destituita di fondamento ogni ipotesi di accordo diverso da quello stipulato fra il presidente Silvio Berlusconi e il segretario del Pd, Matteo Renzi. Sono quindi false le notizie circa una modifica al rialzo della soglia del 35%”. Ma il Pd replica: “Le modifiche al 35%? Verdini sa bene che sono fondamentali”. Così  Lorenzo Guerini, portavoce della segreteria del partito, risponde alla nota diffusa in serata dall’esponente di Forza Italia sulla trattativa relativa alla legge elettorale.

Ancora aperta la discussione sulle candidature multiple chiesta da Ncd. Da Forza Italia arriva un emendamento alla legge elettorale che consentirebbe di ‘salvare’ l’ex alleato Lega Nord. L’accordo, viene spiegato da fonti parlamentari, prevede l’introduzione di uno “sbarramento territoriale” che permetterebbe alle formazioni politiche che superino una media di almeno l’8% dei voti in 7 circoscrizioni di entrare in Parlamento. Sul tema spinoso della delega al governo per disegnare i collegi, ci sarebbe stata sintonia, a quanto spiegano fonti di Fi, sul lasciar fare al Parlamento ma davanti alle obiezioni della minoranza interna, avrebbe spiegato Renzi, sarebbe meglio evitare di complicare ulteriormente la partita aprendo anche questo fronte.

Dopo l’incontro con Verdini Renzi ha incontrato Alfano e poi ha avuto un vertice al Nazareno. In seguito, ha visto i deputati del partito che sono membri della Commissione affari costituzionali. Al termine, il deputato Pd Enzo Lattuca ha commentato: “Il Pd è unito. Il segretario ha chiesto il ritiro degli emendamenti tranne tre e la risposta è sì”. I tre emendamenti ammessi riguardano l’incremento della soglia al 38%, le primarie previste dalla legge ma non obbligatorie e la delega al governo per le tabelle. La trattativa tra Pd e Fi rimane aperta su questi tre punti e oggi Renzi e Berlusconi potrebbero incontrarsi di nuovo, per discutere le modifiche alla legge elettorale.

“Se c’è l’accordo il più felice sono io”. Il premier Enrico Letta risponde così a Matteo Renzi che aveva detto che senza accordo sulla legge elettorale anche l’esecutivo avrebbe avuto il destino segnato. “Sono fiducioso che l’iniziativa dei principali partiti  sulla legge elettorale e sulla fine della zavorra del bicameralismo perfetto, in particolare del mio – ha detto il premier -, possa arrivare a risultato positivo che rafforza il governo”.

Letta è tornato sulla questione legge elettorale a margine dell’incontro con il premier spagnolo Mariano Rajoy: “Se si risolveranno i problemi della legge elettorale e del bicameralismo perfetto, il più felice sarò io. Il Governo sarà più forte anche nei confronti della Ue. Per ciò che potrò fare, sarò felice di dare il mio contributo”. Massimo sostegno quindi al forcing del segretario Pd che, dopo l’accordo trovato con Berlusconi, ora dovrà superare l’esame dell’Aula.

“L’Italia ha bisogno di riforme – ha spiegato il premier -: economiche e istituzionali. Abbiamo bisogno di una nuova legge elettorale e di risolvere il problema del bicameralismo perfetto. Il risultato positivo su queste due riforme rafforza il Governo e l’Italia, anche in vista del prossimo semestre di Presidenza della Ue. Il mio spirito è assolutamente costruttivo per aiutare, anche se posso fare poco, perché le decisioni spettano al Parlamento”. Bisogno di riforme sottolineato anche dal segretario Pd che, in un’intervista, aveva detto che con queste l’esecutivo può arrivare sino alla naturale scadenza della legislatura, cioè il 2018.

Il “duello” di ieri segue le schermaglie nei giorni scorsi sul tema delle preferenze, fortemente osteggiate dal sindaco di Firenze. Dopo un’apertura sulla materia del presidente del Consiglio, infatti, era giunta la replica del ministro Franceschini, che chiudeva in modo drastico sulla possibilità di modificare l’accordo tra Renzi e Berlusconi, basato sulle liste bloccate. Ma i mal di pancia nel Pd restano forti tra i bersaniani e le componenti di minoranza.

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