Siria, è guerra civile. Ma la Russia sta con Assad

E’ di almeno un centinaio di morti, di cui almeno 55 civili uccisi dalle forze di sicurezza, il bilancio delle violenze di ieri in Siria, secondo l’Osservatorio siriano dei diritti umani. Ieri L’esercito siriano ha ripreso il controllo della periferia di Damasco, dove per la prima volta la resistenza aveva preso posizione. Secondo una fonte degli attivisti, i militari disertori “hanno effettuato una ritirata tattica” dalla periferia orientale di Damasco, dopo che “le forze del regime hanno rioccupato i sobborghi e iniziato a compiere arresti casa per casa”.

Con l’obiettivo di mettere alle corde il presidente Assad, il Consiglio di sicurezza dell’Onu discuterà oggi alle 21 italiane la bozza di risoluzione sulla Siria presentata dalla Lega Araba, su cui pesa la minaccia di veto della Russia.  Gran Bretagna e Francia vogliono che il Consiglio voti la prossima settimana il testo con cui sostituire la bozza russa, ritenuta troppo accomodante con Damasco e superata dall’evolversi della situazione. Per la Casa Bianca, come ha dichiarato il portavoce Jay Carney, ormai la caduta del regime di Assad è inevitabile, perché ha perso il controllo del Paese.

Il piano della Lega Araba all’esame oggi dell’Onu non chiede l’applicazione del capitolo 7 della Carta delle Nazioni Unite, come in precedenti risoluzioni. Il capitolo 7 consente l’uso della forza per applicare le richieste dell’Onu. La bozza di risoluzione per la Siria, invece, chiede l’applicazione delle richieste dei Paesi arabi, che prevedono la cessazione delle violenze, la protezione dei civili, il rilascio di tutti coloro che sono stati arrestati in modo arbitrario durante le recenti rivolte, il ritiro di “tutti i militari e delle forze di sicurezza siriane dalle citta”‘.

Si chiede quindi di soddisfare le legittime aspirazioni del popolo siriano e si “invita gli esponenti dello Stato a lavorare con l’opposizione siriana e con tutte le sezioni della società siriana per contribuire a questo processo”.

Al regime del presidente Bashar al-Assad viene chiesto di facilitare una “transizione politica verso un sistema democratico e pluralista”. A Damasco si chiede quindi di iniziare un dialogo con l’opposizione sotto gli auspici della Lega Araba e ad al-Assad di delegare i poteri a un governo transitorio.

A Palazzo di vetro sarà presente anche il Segreario di Stato Usa Hillary Rodham Clinton, che ieri ha condannato “nel modo più forte possibile” l’escalation “degli attacchi violenti e brutali contro il suo popolo” condotti dal regime siriano. “Il Consiglio di sicurezza deve agire e deve chiarire al regime siriano che la comunità mondiale vede queste azioni come una minaccia alla pace e alla sicurezza”, ha aggiunto la Clinton.

Il Cremlino propone ad Assad e ai suoi oppositori un confronto a Mosca, con la
mediazione del governo locale. Un’ipotesi a cui si sono dette favorevoli le autorità di Damasco, disponibili a partecipare a colloqui a Mosca, con la mediazione della Russia, come ha annunciato il ministero degli Esteri russo. Ma dall’opposizione arriva un secco no alla proposta. “No ai negoziati con il regime siriano prima che il presidente Assad abbia abbandonato il potere”, ha affermato il presidente del Consiglio nazionale siriano (Cns), Burhan Ghalioun, interpellato dalla tv al-Arabiya.

Ieri mattina si erano rincorse voci e smentite su un tentativo di fuga di Assad o dei suoi familiari all’estero. Secondo il quotidiano egiziano al-Masri al-Youm, la first lady Asmaa avrebbe tentato di lasciare il paese insieme ad alcuni parenti, ma il suo tentativo di fuga sarebbe stato impedito dall’Esercito libero siriano, che avrebbe fermato Asmaa, i suoi figli, la madre del presidente e suo cugino mentre erano a bordo di un convoglio diretto all’aeroporto.

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